La storia di Geli Raubal, l'ossessione di Hitler

Un anno fa ho avuto modo di leggere un interessante libro di Paul Roland intitolato “Le donne del Nazismo”. Spiega, a tratti in modo un po’ accennato, il ruolo dell’elettorato femminile nell’ascesa di Adolf Hitler e quali donne furono importanti nella sua vita. Parla anche del tipo di relazione che con loro instaurava, i rapporti quotidiani, la socialità, le confidenze e con alcune, la sessualità.
Hitler viene descritto come un uomo carismatico, affascinante, affabulatore. A noi che sappiamo a posteriori quale fu il suo percorso di vita, sembra una rappresentazione strana, stridente. Eppure chi ebbe modo di conoscerlo, lo descriveva così.
Una donna che riuscì a coinvolgere Hitler in qualcosa di più di una relazione di mero opportunismo o svago, oltre alla madre e a Magda Goebles, fu Angelika Raubal, sua nipote.
Geli, come la chiamavano familiari e amici, nacque a Linz il 4 giugno 1908. Era figlia della sorellastra minore di Adolf, Angela. Nel 1910 la piccola rimase orfana del padre. Trascorse la sua adolescenza a Vienna, dove studiò al liceo femminile Mariahilfer Mädchengymnasium. La scuola non le piaceva molto. Fu bocciata con grande disappunto della madre, che prese la decisione ti mandarla a vivere da una zia a Linz.
Quando Geli aveva 15 anni conobbe con suo fratello Leo per la prima volta lo zio Adolf, che nel frattempo era stato nominato suo tutore legale. Si incontrarono a Landsberg Am Lech, in Baviera. Da quel giorno tutto cambiò per la giovane donna. Nel giugno 1927 conseguì il diploma di maturità, iniziando una nuova vita. Lo zia la rendeva partecipe di ogni impegno politico o mondano. Gli piaceva esibirla in pubblico, adorava la sua ingenua allegria. La sua giovane età non era un ostacolo per Adolf Hitler, che non temeva le voci che avrebbero potuto nascere da quella strana frequentazione. Geli era presente ad ogni congresso del partito nazista, a tutte le cene, le conferenze; spiccava rispetto alle altre mogli, da cui si contraddistingueva, oltre che per la differenza di età, anche per l’entusiasmo e semplicità dei modi. Con loro viaggiavano sempre anche la mamma Angela e Walter Richard Rudolf Hesse, vice Führer del Terzo Reich.
Qualche tempo dopo, Geli iniziò gli studi di medicina all’università di Monaco di Baviera. Per questo si trasferì a vivere in una stanza ammobiliata sopra il civico n° 16 della Prinzregentenplatz, proprio sopra all’appartamento in cui abitava anche Hitler. All’epoca era una ragazza semplice, con i capelli biondo castani, robusta, florida, entusiasta della vita e piena di sogni. Era sempre allegra, sorrideva spesso, indipendente e decisa. Aveva 19 anni, la metà di quelli dello zio, si affacciava alla vita. Il futuro Führer ne era affascinato, osservava ogni suo movimento, in modo sempre più morboso e assillante. Le voci sul loro ”rapporto”, così intimo, così forte, cominciarono a girare negli ambianti del Reich.
Quando Geli si invaghi del giovane autista di Hitler, di origine ebrea, Emil Maurice, che contraccambiava con discrezione e timore il suo sentimento, cominciarono i problemi. Quale futuro potevano avere?
Col passare del tempo il rapporto fra zio e nipote era mutato radicalmente; le loro lunghe passeggiate nei boschi dell’Obersalzberg, le feste spensierate, i picnic in riva al Chiemsee, il mare bavarese, lasciarono il posto a conversazioni intime e bisbigliate, a sguardi lascivi, a frasi sussurrate all’orecchio che facevano arrossire la giovane, ad atteggiamenti sempre più restrittivi da parte dello zio, che ormai considerava la nipote come una sua proprietà. Hitler arrivò al punto di scegliere personalmente i vestiti della nipote e di decidere con chi potesse conversare in pubblico.
Ovviamente le impedì di sposare Emil, che sparì dalla loro vita dopo che commise l’errore di dichiarare apertamente i propri sentimenti senza il suo benestare. Successivamente le impedì di trasferirsi a Vienna per studiare canto, anche se assecondava la sua passione, ma ovviamente sotto il suo controllo. Non le era neppure permesso di andare in città da sola anche solo per fare compere, figuriamoci a vivere a Vienna. Geli si sentiva in trappola, rinchiusa in una gabbia costruita giorno per giorno dallo zio, dalla quale non aveva la volontà di fuggire, perché comunque, da quel morboso rapporto dipendeva in tutto. Quelle attenzioni ora la facevano sentire a disagio, qualcosa era cambiato fra loro.
Nel 1930 Adolf Hitler fu eletto al Reichstag. Gli impegni di partito lo portavano spesso lontano e quando non poteva portare la nipote, la faceva sorvegliare dalle SA.
I componenti del partito cominciarono a sussurrare, a dubitare sulla vera natura di quella tutela legale, sull’opportunità del comportamento del Führer. Il solo che ebbe il coraggio di dire qualcosa fu Gregor Strasser, uno degli oppositori di Hitler. Approfitto dei pettegolezzi per gettare discredito sulla coppia. Per questo motivo e per il suo peso politico crescente, che infastidiva il capo del Reich, alle ore 12.00 del 30 giugno 1934, Strasser fu arrestato a Berlino, nella sua abitazione. Condotto nella prigione della Gestapo sulla Prinz Albrechstrasse, fu ucciso poche ore dopo per ordine diretto di Göering.
L’ipotesi del coinvolgimento emotivo e sessuale fra zio e nipote era suffragata da diversi fatti, prima fra tutti l’esistenza di alcuni ritratti fatti da Hitler stesso, in cui la bella Geli, quando aveva solo 21 anni, era immortalata in pose “pornografiche”. Misteriosamente uno di questi ritratti fu trafugato e venduto da un coraggioso anonimo. Il Führer non perse tempo, intervenne subito per salvaguardare quel rapporto facendolo intercettare e riacquistare a caro prezzo, per evitare che finisse in mani sbagliate.
Da parte sua Angelika era profondamente gelosa delle attenzioni che lo zio riservava sempre più frequentemente all’assistente diciassettenne di Hoffmann, Eva Braun. Quel loro rapporto nascente la faceva sentire trascurata e sola, non sopportava di non esser più il centro dell’attenzione di zio Adolf. La sua frustrazione cresceva. Voleva scappare, cambiare vita, ma nello stesso tempo non voleva rinunciare a quel legame morboso. Nell’ultimo periodo a Monaco si confidò spesso con una delle guardie del corpo delle SA a lei assegnate, Wilhelm Stocker, a cui raccontava gli incontri intimi con lo zio e i suoi gusti sessuali, che la giovane definiva “nauseanti ed indecenti”.
Ma pur di non perderlo Geli assecondava ogni sua richiesta, anche la più stravagante.
Pare che il sadomasochismo e la pornografia, da cui lo zio era ossessionato, fossero alla base della loro frequentazione incestuosa. Nell’intimità si faceva chiamare “zio Alf”, la sculacciava facendola stare a carponi davanti a lui, la costringeva a farsi ritrarre in pose oscene, la faceva accovacciare nuda sulla sua faccia per poterla esaminare da vicino. Questo non era nulla….
Quella relazione malata la soffocava a tal punto da desiderare la morte come via di fuga? Ma da cosa dipendeva la stravaganza sessuale del Führer? Secondo alcuni sesso, occultismo e riti magici erano per lui strettamente legati. Esprimeva le sue più intime fantasie attraverso la violenza e la perversione, sia attiva che passiva. Alcune testimonianze avvaloravano la tesi secondo la quale i suoi rapporti con l’altro sesso non andarono mai oltre il platonico. Non si separava mai dal suo prezioso frustino, forse proprio per sopperire alla sua scarsa prestanza sessuale. Per contro, alcuni medici che ebbero a che fare con Hitler dichiararono che si sarebbe sottoposto a cure a base di testosterone, allo scopo di aumentare la propria virilità.
Alle ore 10 del 18 settembre del 1931 Angelika Raubal venne trovata morta all’interno dell’appartamento di Prinzregentenplatz al 16. La sua giovane vita fu stroncata da un proiettile calibro 6,35 mm, esploso da una pistola marca Walther, di proprietà di Adolf Hitler, che le aveva sfiorato il cuore e perforato un polmone. Una morte lenta e dolorosa.
Il revolver era sul pavimento quando la porta della stanza venne forzata, ma restò lì per poco perché fu trafugata da un fedele collaboratore del Führer. Lì accanto un breve messaggio, forse indirizzato all’ultimo amore della giovane Geli, il suo insegnante di canto. Il bigliettino era incompleto, come se la ragazza fosse stata interrotta nel suo scrivere.
Omicidio o suicidio? La stanza in cui fu ritrovata era chiusa dall’esterno. Questo particolare suscitò non poche perplessità nell’opinione pubblica del tempo. Ci si chiedeva se Hitler fosse l’esecutore materiale del delitto o il mandante, e quali fossero le ragioni alla base di quel tragico gesto.
Il corpo di Geli fu sottoposto ad esame per identificare eventuali segni di violenza. Qualcosa fu evidenziato, alimentando i dubbi. Il naso della ragazza era rotto, il suo corpo sfregiato. Era morta dissanguata, nella sofferenza, nella solitudine. Ma come aveva potuto sbagliare il colpo proprio lei che era una provetta tiratrice? Perché autoinfliggersi dolore?
Secondo la testimonianza della governante di Hitler, Anni Winter, il giorno prima zio e nipote avrebbero avuto una pesante discussione, perché Geli era incinta, probabilmente del suo insegnate di musica, di cui si era innamorata. Vero o falso? Non lo sapremo mai, dato che la morte della giovane, nonostante i sospetti, fu archiviata come suicidio dal ministro della giustizia bavarese, alleato politico di Hitler, che per ricompensa fu premiato con la carica di ministro della giustizia del Reich.
Angelika Raubal fu sepolta in un cimitero cattolico a Vienna il 23 settembre, cosa impossibile se davvero la causa della morte fosse stata suicidio. La tumulazione in Austria fugava ogni rischio di richiesta di autopsia da parte dell’autorità tedesca. Qualche tempo dopo il sacerdote che officiò la messa sparì in Francia. Tutti coloro che ebbero a che fare con al vicenda o che vennero a conoscenza dell’amore incestuoso fra Geli Raubal e Adolf Hitler, scomparvero in circostanze poco chiare.
Due giorni dopo la sepoltura, la tomba della giovane fu visitata dal Führer e qualsiasi spesa inerente la tumulazione saldata.
Quando apprese la notizia “zio Alf” si trovava a Norimberga. Nei giorni immediatamente successivi la sua morte, l’uomo passò ore infernali, sprofondato in una grave depressione, meditando, secondo i più intimi, il suicidio. Decise di conservare la stanza della nipote intatta. Poco tempo dopo commissionò ad uno scultore un busto con le sembianze dell’amata e due ritratti che conservò uno nella propria stanza da letto e uno presso la cancelleria di Berlino.
Il resto della storia la conosciamo tutti, fino ad arrivare al giorno della presunta morte di Adolf Hitler. Si dice che per suicidarsi, dopo aver sposato Eva Braun, sentendo la fine vicina e il nemico incombere, usò la stessa pistola che aveva tolto la vita all’amata Geli. Ma la verità su questa torbida vicenda non la sapremo mai. La vera natura del loro rapporto, del filo invisibile che li legava, di ciò che si dicevano durante loro intime passeggiate nel bosco, tutto resterà un mistero.
Suicidio o omicidio? Un segreto che solo Geli e “zio Alf” potrebbero svelare.

Rosella Reali


Bibliografia
Paolo Roland - Le donne del Nazismo, il fascino del male – L’Airone 2015 

Traudl Junge – Fino all’ultima ora, le memorie della segretaria di Hitler – Mondadori 2004 

August Kubizek – Adolf Hitler. Il mio amico di gioventù – Feltrinelli 2015

ROSELLA REALI
Sono nata nel marzo del 1971 a Domodossola, attualmente provincia del VCO. Mi piace viaggiare, adoro la natura e gli animali. L'Ossola è il solo posto che posso chiamare casa. Mi piace cucinare e leggere gialli. Solo solare, sorrido sempre e guardo il mondo con gli occhi curiosi tipici dei bambini. Adoro i vecchi film anni '50 e la bicicletta è parte di me, non me ne separo mai. Da grande aprirò un agriturismo dove coltiverò l'orto e alleverò animali. 
Chi mi aiuterà? Ovviamente gli altri viaggiatori.
Questa avventura con i viaggiatori ignoranti? Un viaggio che spero non finisca mai...

Commenti