martedì 21 giugno 2016

Acanto ed altre antiche essenze


Incamminandosi nella storia dell’arte s'incontrano molte ispirazioni floreali. D'altronde, l’espressione artistica è nata quando la natura era tutto: cielo, terra, animali (uomini compresi) e vegetali. Era lei che creava, sfamava, stupiva, curava, feriva, uccideva... ogni potere era suo! 
Ci ha ispirato decorazioni ornamentali e soprattutto comunicative, suggerendo simboli tramite cui rappresentare la vita e la morte e tutte le esperienze e speranze ad esse legate: un linguaggio collettivo! Temo però che col tempo si siano sovrapposte tante collettività e sempre più personalizzazioni e che le tante "essenze" di ognuna non si siano unite in un'armoniosa fragranza ma confuse in un indefinibile odore. Qualcuno sa ancora usare quei linguaggi ma ne risulta un prezioso condividere collettivo o uno sfoggio di cultura tra pochi?
Nonostante il pessimismo di questi sovrappensieri credo di percepire in molti la voglia di riscoprire il passato e personalmente mi piace cercarne qualche pezzetto tramite i soggetti che mi ispirano a creare, facendo qualche passo indietro, verso le loro origini e la loro "essenza".


Quello che ha dato il via a pensieri e progetti è la foglia d'acanto, elemento tipico del capitello corinzio. Esiste una leggenda che ne racconta l'ispirazione, narrando di Callimaco che avrebbe visto un cespo di acanto fare da piedistallo ad una tegola quadrata. La tegola doveva fare da coperchio ad una cesta contenente oggetti personali di una giovane defunta ma il contenitore era stato adagiato sulla tomba della ragazza dalla sua nutrice e col tempo v'era cresciuta attorno la pianta, ispirando sia l'elemento architettonico che la sua associazione al concetto di immortalità.
Cercando l'acanto è facile trovare le palmette: capita che i due vegetali vengano rappresentati insieme, alternatamente o in punti diversi di un'unica struttura e a volte si può restare nel dubbio se sia l'una o l'altra; sicuramente succede perchè sono stilizzazioni di fogliami dal portamento simile ma forse accade anche perchè una forma può aver ispirato l'altra, magari la più lineare palmetta potrebbe essere stata l'idea di partenza ed i frastagliati contorni dell'acanthus spinosus o dell'acanthus mollis uno spunto per arricchirla. Non posso certo dire d'aver inventato un nuovo iter, ispirandomi all'arte del passato per le nuove creazioni!


Forme simili e tante varianti, perchè stilizzate da tante mani differenti, perchè suggerite da sempre più spunti e personalizzazioni e perchè realizzate in tante... pose! Di fronte o di lato, dall'alto o dal basso ma soprattutto, leggendo a proposito di queste decorazioni, nelle analisi viene sovente specificato se si tratta di forma "chiusa" o di forma "aperta". Ma i vegetali a tema non sono finiti e tra poco troveremo un vero e proprio sbocciare.


Complichiamo ancora un po' le idee (o forse è meglio dire la vista)? Le palmette hanno anche altri compagni di viaggio nell'arte: si trovano spesso insieme a fiori di loto papiri ed anche questa volta, ammirando le varie forme stilizzate, riconoscere quale pianta il decoratore abbia voluto rappresentare può richiedere un po' d'attenzione.
Il loto è senz'altro una pianta eccezionale, infatti sono molte le culture in cui assume un valore simbolico, spesso legato al fatto che si sviluppa in habitat fangosi per poi crescere salendo nell'acqua fino ad uscirne, sbocciando in un fiore immacolato e profumato e che produce semi che possono rimanere vitali per centinaia di anni; tutto questo non può che ispirare purezza, elevazione spirituale, nascita, rinascita... addirittura l'inizio di tutto: la creazione del mondo.


A proposito della creazione del mondo mi hanno particolarmente affascinata delle immagini di antiche colonne egiziane costruite proprio come fossero fiori di loto o papiri (simili nella struttura e quindi nella simbologia), con in cima allo stelo un capitello dalle sembianze di calice floreale, sorreggendo il tempio con una bellissima struttura ma rendendolo anche luogo d'eccezionale sacralità, ricreando uno stagno primordiale.

Le radici simboliche di queste piante possono arrivare oltre (nel tempo e nella geografia) a quanto io ho accennato e quindi non ho saputo farvi annusare perfettamente le "essenze" di queste piante ma forse ve ne ho fatto almeno percepire un sentore, spero gradevole e stimolante.

Arrivederci tra i prossimi post!

Anna Bernasconi
Blog personale "Tra Realtà e Fantasia" al link annabernasconi.blogspot.com

Note bibliografiche:

lo spunto dell'atmosfera primordiale nei templi arriva da "Arte egiziana" un piccolo libro di Rose-Marie Hagen e Rainer Hagen, edito da TASCHEN, casa editrice specializzata in libri d'arte e che propone ottimi materiali illustrativi anche a prezzi particolarmente accessibili.

6 commenti:

  1. I capitelli tra fiori e animali ci raccontano molte cose. Mi piace moltissimo entrare nelle chiese e cercare di scoprire quale elemento decorativo sia stato utilizzato. Il fior di Loto, come dici tu, ha una simbologia molto varia, era associato addirittura alla nascita degli dei, a un principio femminile, indicando grazia, fertilità e fecondità, tutte virtù tipiche del mondo femminile. A Villa Taranto ce ne sono di bellissimi. Molto belli i tuoi lavori, mi piace il tuo animo artistico e delicato, in contrapposizione al tuo carattere spumeggiante!! Un abbraccio, Rosella

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  2. Cara Rosella, in realtà sono anche (soprattutto) solitaria, introversa e lenta. Personalità varia e variabile! ;-) Anche nella vita artistica cambio spesso (prima della pirografia usavo colori vivaci ed azzardati contrasti e prima o poi torneranno) e pure nei post salto da un genere all'altro.
    Pronta a non annoiarti in questo "squilibrato equilibrio"? ;-)

    I capitelli sono affascinanti da morire, alcuni sono come dei personaggi o delle storie.
    I fiori di loto sono fin troppo usati, o forse è meglio dire abusati, nel senso che richiamano tendenze spirituali modaiole (concetto orribile ma a volte l'impressione è questa), infatti ero tentata di non toccare il tema: pessima strategia di marketing ma... detesto le mode! Ma avrebbe comunque significato lasciarmi influenzare e quindi poi ho seguito l'ispirazione facendo quello che, semplicemente, mi andava di fare. Quella della semplicità mi pare la strada migliore per arrivare all'essenza delle cose! ;-)

    Non sono ancora stata a Villa Taranto... che si finisca con l'andarci insieme?

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  3. Anch'io sono affascinato dall'arte egizia, piena di mistero e ricca di particolari.
    Saluti a presto.

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    1. L'antico Egitto è un mondo che, credo, incanti anche i più curiosi (come sicuramente sei tu).
      Grazie del passaggio da questo mio post, Cavaliere, arrivederci!

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  4. Anna sei bravissima. Mai stata a villa Taranto? Mio padre mi portava sempre negli anni '80 ne vale la pena...a forza di reminiscenze mi torna in mente un'essenza,che non sarà decorativa ma ha avuto un gran senso per la storia dell'uomo mediorientale e anche Dell sacre scritture: il sicomoro. Una canzone, sempre degli anni '80 ripeteva in modo ossessionante "ci ritroveremo, oh si ci ritroveremo sotto i rami nodosi e fluttuanti dell'albero del sicomoro..." Un vero e proprio desiderio di poteri ancora incontrare nell'aldilà egizio, visto che con il suo legno sacro si facevano i sarcofagi...

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    1. Ciao Marco, grazie per i complimenti!
      Villa Taranto è un luogo che non vedo l'ora di visitare (quanti ce ne sono mamma mia!), alla fine i lavori nel giardino dei miei mi rubano spesso il tempo che potrei dedicare a scoprirne altri ma credo proprio che presto ci andrò.
      Il sicomoro... mi hai dato un bello spunto, lo conosco poco ma inizierò a curiosare a caccia di ispirazioni creative! Per lo scritto mi sa che potrebbe esserci qualcuno che ha piacere a collaborare... ;-)

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